

Il riconoscimento costituisce un tema cruciale nella riflessione filosofica, da Hegel fino al pensiero contemporaneo, ma riveste anche un ruolo fondativo nelle pratiche linguistico-comunicative. Dopo aver esaminato il valore etimologico del termine e delle due parole italiane derivate dalla stessa radice (disconoscimento e misconoscimento), la studiosa analizza il riconoscimento in tre ambiti distinti: come premessa logico-cognitiva per lo sviluppo del linguaggio nel neonato; come condizione socio-comunicativa
per l’instaurarsi dell’interazione interpersonale; come presupposto socio-politico per la vita collettiva e individuale nei contesti nazionali e internazionali.
Recognition is a key theme in philosophical discourse, from Hegel to contemporary thought, but it also plays a foundational role in linguistic and communicative practices. After examining the etymological value of the term and of the two Italian wordsderived from the same root (disconoscimento and misconoscimento), the scholar explores recognition in three distinct domains: as a logical-cognitive prerequisite for language development in infants; as a socio-communicative condition for the establishment of interpersonal interaction; and as a socio-political premise for the collective and individual life within national and international contexts.
Nel suo ultimo lavoro, Paul Ricœur ha rivisitato il concetto di riconoscimento in Honneth e Taylor. Il problema della lotta per il riconoscimento in Honneth e del multiculturalismo in Taylor sono diventati un punto di partenza per l’etica del mutuo riconoscimento: la sola via per sottrarsi al conflitto perpetuo è promuovere gli “stati di pace” tra esseri umani; è attraverso ciò che è possibile recupere ciò che di autentica
mente umano ci appartiene.
In his latest work, Paul Ricoeur rivisited the concept of recognition in Honneth e Taylor. The issue of the struggle for recognition in Honneth and the multiculturalism in Taylor become a starting point for the ethics of mutual recognition: the only way to escape from a perpetual conflict is to promote “states of peace” among men, through which it is possible to recover what authentically human belongs to us.
Questo articolo persegue l’obiettivo di riproporre aspetti essenziali delle principali teorie del riconoscimento attraverso il doppio obiettivo di saggiarne l’attualità e valutarne la funzione di “leva critica” rispetto a un quadro che tende a vedere nell’aumento della conflittualità sociale e politica il segno recentissimo di un generalizzato decadimento del senso politico, civico e morale delle persone. Oltre alle ricerche di psicologia, proprio la “nuova realtà” dispiegata all’individuo dall’individualismo moderno domanda una ricerca approfondita sulla personalità umana che pare destinata a produrre impatto tanto su una teoria sociale del riconoscimento tanto sull’interpretazione della realtà politico-sociale.
The aim of this article is to critically reconsider essential aspects of the main theories of recognition through the dual objective of testing their topicality and assessing their critical function. The reality today appears characterised by a strong social and political conflict, which seems to be a sign of a generalised decay in people’s political, civic and moral sense. In addition to research in psychology, it is precisely this “new reality” unfolded to the individual by modern individualism that demands in-depth research on the human personality. This seems destined to have an impact both on a social
theory of recognition and on the interpretation of social-political reality.
La presenza crescente nelle nostre società europee dell’emigrante, dello straniero, dell’“altro” per lingua, cultura, religione, ha imposto una crescente attenzione al fenomeno del multiculturalismo, dal punto di vista politico e sociale, ma anche etico e religioso. Questo articolo tratta la questione dell’etica e della politica dell’alterità sviluppando una riflessione critica intorno ad alcune delle principali prospettive filosofiche sul multiculturalismo e il riconoscimento.
The growing presence in our European societies of the migrant, the foreigner, the “other” in terms of language, culture and religion has forced increasing attention to the phenomenon of multiculturalism, from a political and social as well as an ethical and religious point of view. This article deals with the question of the ethics and politics of otherness by developing a critical reflection around some of the main philosophical perspectives on multiculturalism and recognition.
La teoria del riconoscimento di Honneth è una possibile base per cercare di trattare le questioni poste dalle dinamiche sociali relative alla diversità delle culture. I modi in cui queste dinamiche si realizzano sono però molto complessi e sembra che lo scenario – se guardiamo ai processi della globalizzazione – stia evolvendo in un modo per cui le nozioni di base elaborate da Honneth dovrebbero essere sottoposte ad alcune modificazioni.
La mia proposta è di impiegare l’epistemologia genetica di Piaget e l’analisi della nozione di intersoggettività per formulare alcuni suggerimenti riguardo a questi problemi.
The theory of recognition in Honneth’s philosophy is a possible ground for trying to deal with the issues raised by the social dynamics related to the diversity of cultures. However, the ways in which these dynamics occur today are very complex, and it seems that the scenario – if we look at the processes of globalization – is evolving in such a way that some modifications in Honneth’s basic notions should be required. My proposal is to use Piaget’s genetic epistemology and the analysis of the notion of intersubjectivity to formulate some suggestions on these issues.
Riconoscimento e diritto trovano i loro nessi nella necessità normativa, caratterizzante, per dirla con Seyla Benhabib, in positivo la costruzione “weimariana”, in negativo quella “cosmopolitica”. E l’attenzione della Filosofia del diritto non può non cadere sul paradigma della Teoria critica, volta ad escludere il diritto naturale dalle fonti della dimensione cosmopolitica, inerente al rapporto tra cittadinanza politica ed ospitalità. Il
diritto naturale – da porre in antitesi e non in continuità con il giusnaturalismo, padre del giuspositivismo – invece, fin dalla tradizione kantiana, si mostra un indispensabile strumento per l’ideazione e la formulazione di nuove norme sulla cittadinanza, a partire piuttosto che dalla produzione normativa generale e astratta da applicare al caso concreto – come ha anche proposto la scuola harvardiana, muovendo dalla dialettica tra
liberalismo e democrazia -, dalla specificità di ogni singolo caso pratico.
Recognition and law are connected in the normative necessity that positively characterizes the Weimar construction, negatively characterizing the cosmopolitan one. And the Law Philosophy attention cannot fail to focus on the paradigm of Critical Theory, which seeks to exclude natural law from the sources of the cosmopolitan dimension inherent in the relationship between political citizenship and hospitality. Natural law – which should be placed in antithesis and not in continuity with natural law theory, the father of legal positivism – has instead, since the Kantian tradition, proven to be an indispensable tool for enabling the formulation of new norms on citizenship. This begins, rather than with the production of general and abstract norms to be applied to specific cases – as the Harvard school has also proposed, drawing on the dialectic between liberalism and democracy – rather than with the specificity of each individual practical case.
Lo scopo del presente lavoro è quello di mettere in luce i processi identitari, ed i loro meccanismi originativi e di riconoscimento reciproco, con riferimento ai complessi culturali, in una prospettiva dinamica, fortemente interrelazionale, che oltrepassi limiti spaziali e cognitivi. Attraverso l’analisi di autori, quali Amselle, Benhabib e Balibar, si cercherà di tracciare percorsi di ripensamento circa il rapporto tra identità, cultura e riconoscimento nella società attuale.
The aim of this paper is to highlight identity processes, and their originative mechanisms and of mutual recognition, with reference to cultural systems, in a dynamic, strongly interrelational perspective that goes beyond spatial and cognitive limits. Through the analysis of authors, such as Amselle, Benhabib and Balibar, the work will try to draw paths of rethinking of the relationship between identity, culture and recognition in the current society.
Evidenziato il dualismo tra società multiculturali e pluriculturali alla luce delle acquisizioni filosofico-giuridiche e valutata la compatibilità di entrambi i modelli teorici con il caso italiano, il saggio intende soffermarsi sulle possibili aree di intersezione tra il fenomeno della poliedricità etnica nella società nostrana e il diritto penale, la branca giuridica che, attraverso la previsione di reati e pene, è deputata a tutelare la pacifica convivenza sociale. Si tenterà quindi di fornire una definizione dei c.dd. reati culturalmente motivati e di comprendere entro quale misura essi possano assumere rilevanza ordinamentale. A tal riguardo, l’esperienza comparatistica dimostra l’esistenza di due tendenze: da un lato, la creazione di diritti etnico-tradizionali come sotto-sistemi, differenti e paralleli rispetto a quelli statuali, dedicati esclusivamente alle minoranze autoctone, specie se indigene; dall’altro, la possibilità che il fattore culturale venga preso in considerazione ai fini della configurabilità del reato o, più limitatamente, come elemento per determinare un aumento o una diminuzione della dosimetria sanzionatoria. Questo secondo aspetto è quello che più interessa il nostro Paese, come dimostra l’ampia casistica giurisprudenziale che verrà ripercorsa nel contributo, principalmente
incentrata su reati maturati in ambito familiare (maltrattamenti, riduzione in schiavitù, violenza sessuale, sfruttamento del lavoro minorile, induzione al matrimonio). Si concluderà quindi la trattazione con una proposta finalizzata a costruire un rapporto di inversa proporzionalità tra gravità dell’offesa arrecata con la condotta criminosa e attenuazione della pena a seguito di un movente etnico-culturale.
Having highlighted the dualism between multicultural and pluricultural societies in the light of philosophical-legal acquisitions and assessed the compatibility of both theoretical models with the Italian case, the essay intends to dwell on the possible areas of intersection between the phenomenon of ethnic polyhedricity in our society and criminal law, the legal branch that, through the provision of crimes and punishments, protect peaceful social coexistence. For this reason, after defining the so-called
“culturally motivated crimes”, it’s necessary to understand how this category can take legal relevance. In this regard, comparative experience shows two trends: on the one hand, the creation of ethno-traditional rights as sub-systems, different and parallel to the state ones, dedicated exclusively to native minorities, especially if indigenous; on the other hand, the possibility that the cultural factor is considered for the configurability of the crime or, more limitedly, as an element to determine an increase or decrease in the dosimetry of the sanction. This second aspect is the one that is of most
interest in our country, as shown by the extensive case law that will be retraced in this contribution, mainly centred on offences committed within the family (ill-treatment, enslavement, sexual violence, exploitation of child labour, inducement to marriage). The essay will conclude with a proposal based on a relationship of inverse proportionality between seriousness of the offence and mitigation of the punishment as a resultof an ethnic-cultural motive.
Attraverso l’analisi del modello teorico-normativo del lavoro che Axel Honneth propone nel suo ultimo studio, Il Sovrano Laborioso. Una teoria normativa del lavoro, il saggio si propone di mettere in luce i contributi che tale modello può apportare alla complessa questione del multiculturalismo, concentrandosi in particolare sul ruolo del lavoro come veicolo d’integrazione ed emancipazione sociale e democratica.
Through the analysis of the theoretical-normative model of work proposed by Axel Honneth in his latest study, The Working Sovereign: A Normative Theory of Work, the essay aims to highlight the contributions that this model can bring to the complex issue of multiculturalism, focusing in particular on the role of work as a vehicle for social and democratic integration and emancipation.